Stanza di Barca dOro_Hidetoshi Nagasawa

Stanza di barca d'oro

Hidetoshi Nagasawa - 1989
Hidetoshi Nagasawa copia

Nel letto del fiume Romei, scavata in una parete del monte che lo delimita, c’è La stanza di barca d’oro, una realizzazione di straordinaria suggestione e bellezza del giapponese Hidetoshi Nagasawa, artista del silenzio. L’opera è una camera ipogea lucida e nera, da cui si percepiscono appena le voci della natura all’esterno. La stanza, circondata da lamiere metalliche, ospita il perimetro di una barca rivestita di foglie d’oro posta al centro, sospesa al soffitto e rovesciata, secondo una simbologia giapponese. Il suo albero maestro di marmo rosso la lega al pavimento. I colori e i materiali rinviano all’opus alchemico e al percorso iniziatico della materia, all’oro.Con spiritualità tutta orientale, Nagasawa ha pensato un’opera che, dopo essere stata chiusa alla vista (interrata), avrebbe comunque continuato ad esistere, ricordando all’uomo l’esistenza dello spirito.

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La forza dell’opera sta nel togliere e niente in essa è casuale. Neanche il luogo: scavata nel fianco di una collina e in prossimità di un torrente (nell’antichità l’acqua era ritenuta la strada più sicura per spostarsi), l’opera sottolinea l’idea del viaggio attraverso la barca, che diventa un simbolo di vita e di ciò che c’è al di là di questa. La Stanza di barca d’oro è un insieme di suggestioni che attingono a piene mani dall’arte contemporanea, determinando un dialogo così perfetto tra arte e natura che non sarà più necessario vederla. L’opera concettuale è nata per essere sepolta, sigillandola con una porta e ricoprendola quindi di terra per far sì che essa potesse vivere, “solo attraverso l’energia mentale della memoria”. La possibilità, quindi, di realizzare un’opera che continui ad esistere senza che possa essere vista.

La chiusura

di Stanza di barca d'oro

Alla cerimonia pubblica per la chiusura dell’opera si collega anche l’’inizio delle traversie giudiziarie per abusivismo edilizio della Fiumara d’Arte, una storia che presenta in sé dei tratti tragicomici. Il 24 giugno 1989, giorno il cui avrebbe dovuto chiudersi il ciclo dell’opera, davanti a giornalisti, troupe televisive, appassionati d’arte, e critici d’arte provenienti da tutto il mondo per assistere all’evento, nonché ad una folla di paesani vestiti a festa, guidati dal parroco della zona, venne intimato dalla forza pubblica di non procedere con l’atto artistico della sepoltura della stanza per il volere del direttore della sezione beni Pau (paesaggistici, architettonici e urbanistici) della soprintendenza di Messina, in quanto avrebbero commesso un “occultamento del corpo del reato”. Una “perla” delle storture nell’applicazione della legge che resterà alla storia. Così, invece di terminare il suo processo artistico, l’opera ne ha subiti tre in tribunale. A causa di burocrati troppo zelanti, che ne hanno osteggiato la chiusura, il gesto finale

della sepoltura dell’opera è restato sospeso per undici anni, in attesa dell’esito del lungo iter processuale. Stanza di Barca d’oro vive sigillata, anche se solo dal 16 giugno 2000, giorno in cui l’opera è stata consegnata alla terra con una cerimonia densa di simbolismi, alla presenza di centinaia di appassionati del mondo dell’arte, artisti, intellettuali, giornalisti, critici, una popolazione a cui è stato dato l’alto compito di testimoniare e raccontare il ciclo dell’arte e della Fiumara d’Arte. Alla cerimonia volontariamente non sono stati invitati i politici, coloro che “volevano distruggere non una singola opera, ma un progetto etico – spiega Presti – in nome di un presunto deturpamento del paesaggio e di un abuso, non materiale ma di pensiero”. Anche nel testamento con cui Antonio Presti ha donato l’opera allo Stato, è imposto che nessun politico dovrà essere presente nel giorno della futura riapertura dell’opera, che avverrà non prima dell’anno 2100.