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Lunaria, contrada senza nome

Vincenzo Consolo, Umberto Leone e Ute Pyka - 2007
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Vincenzo_Consolo_%282010%29.jpg

Lunaria, contrada senza nome

È la favola teatrale di Vincenzo Consolo, autore di famosi testi sulla Sicilia, che narra la storia di un viceré malinconico e della caduta della luna.

Una metafora del disfacimento del potere, ma anche della cultura e della poesia come illusione necessaria contro la precarietà della vita, capace di rinascere sempre in luoghi imprevedibili e in forme nuove e pure.

Per la realizzazione della stanza sono stati utilizzati due tronchi di ulivo che sono stati sezionati longitudinalmente ricavandone 12 sculture.

Lunaria Contrada senza nome_Ute Pyka _ Umberto Leone

Le prime cinque, installate lungo le pareti del corridoio, sono il sentiero che conduce alla stanza, la “Contrada senza nome”, dove al centro, nella forma tonda del grande letto, troviamo la luna.

Lungo il perimetro della stanza, sono stati collocate sette “libri gigantici”, alti tre metri, le cui pagine sono sculture tagliate in sezioni molto sottili, e montate in modo da formare le pagine di un grande libro, che il visitatore è invitato a sfogliare e leggere lasciando che siano le venature, i buchi, le spaccature, i grovigli dei nodi a raccontare, creando dei continui rimandi tra l’ulivo simbolo di saggezza e il libro, veicolo di diffusione della Conoscenza.

Una notte sfiorati dal chiarore della Luna, come dolce carezza sul mare dell’emozione.