Accensione Cero di S.Agata_Arnaldo Pomodoro (8)

Cero di S.Agata

Arnaldo Pomodoro - 1999
Antonio Presti_Arnaldo Pomodoro_Cero di S.Agata

In occasione dei festeggiamenti agatini a Catania il 3 febbraio 1999, Antonio Presti e la sua Fondazione Fiumara d’Arte hanno realizzato una grande opera in cera del maestro Arnaldo Pomodoro dedicata al quartiere periferico diLibrino, un’opera consegnata al fuoco in segno di rinuncia.
Il progetto catanese non ha goduto di nessun finanziamento pubblico ma è stato realizzato grazie alle risorse della Fondazione come ulteriore tributo alla sacralità espressa dalla città alla sua Patrona Sant’Agata.
Questo impegno ha voluto essere uno stimolo per un’ulteriore crescita civile e culturale della città, un percorso etico di devozione alla bellezza per le nuove generazioni che possano, attraverso un atto d’amore, trasformare i quartieri della propria città in luoghi di armonia.
Parte dal quartiere Librino di Catania una speranza per tutte le grandi città che hanno dei quartieri dimenticati: per la prima volta l’impegno etico e civile di tutti i catanesi si potrà esprimere con un atto di devozione per quei luoghi troppo spesso trascurati. L’evento vuole catalizzare fermenti ed energie che possano tradursi in crescita per il territorio in cui opera.
Antonio Presti ha avuto l’intuizione di coalizzare il mondo artistico per veicolare uno dei principi più influenti nella crescita di una civiltà, la Bellezza, che si esprime come sintesi di forma e qualità in perfetto equilibrio e che unita al Bene ha il potere di salvare il mondo.

Alla realizzazione del cero hanno lavorato ogni giorno fino a tarda sera gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Catania con la supervisione attenta del maestro Arnaldo Pomodoro. Realizzare un così grande cero non era impresa tecnicamente facile e ci sono voluti giorni di studio, specialmente perché fare un obelisco in cera e farlo ardere sino a sciogliersi, non era cosa già collaudata o provata prima. Ma la sfida ha appassionato tutti. Così si sono costruiti i calchi in gesso che dividono in sezioni il progetto di Pomodoro. In ciascuno di essi è stata colata la paraffina riscaldata in grandi pentoloni di metallo. Un’operazione delicata, nella quale tutti sono stati coinvolti. I ragazzi dell’Accademia prima hanno pulito e ricostruito gli stampi, poi hanno spalmato i sottili strati di paraffina appena colati.

Un procedimento lento, perché se non si andasse avanti pian piano la paraffina non si raffredderebbe mai. Alla fine sono venuti fuori blocchi di cera bianchissimi, con il tratto di Arnaldo Pomodoro impresso in rilievo, che sono stati poi montati su un traliccio portante, l’uno sull’altro, per formare la stele. Per conoscere il comportamento della struttura, ci si è molto affidati alle prove empiriche. Il primo blocco di paraffina è stato il “pannello di sacrificio”, ovvero è stato “immolato” per vedere in quanto tempo un pannello si consuma una volta accesi i tanti stoppini imbevuti di petrolio che ne costituiscono l’anima. Sul tratto di Arnaldo Pomodoro impresso in rilievo fuori i blocchi di cera sono state applicate lamine in foglia d’oro, conferendo alla stele un aspetto ancor più solenne.