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Candelore di Sant'Agata a Librino

30 gennaio 2026
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Candelore di Sant'Agata a Librino

Il 30 gennaio 2026, il quartiere Librino è protagonista di un momento destinato a segnare la storia della devozione agatina e del percorso di rigenerazione culturale promosso da Antonio Presti. Per la prima volta le Candelore di Sant’Agata attraversano il quartiere, riconoscendolo simbolicamente come parte integrante del cuore spirituale e civile della città di Catania.

 

L’evento completa il progetto della Porta dei Sogni all’interno del museo a cielo aperto MAGMA, arricchendolo di nuovi elementi simbolici: la Luna e le Stelle e l’epigrafe in terracotta Hai a vucca comu ‘na rosa dedicate alla patrona di Catania Sant’Agata, opere di Filippo Messina, insieme alle tremila mattonelle in terracotta modellate dai bambini delle scuole di Librino con il coinvolgimento delle loro famiglie. Un’opera collettiva che trasforma il gesto creativo in memoria condivisa e partecipazione civica.

 

L’evento annuncia Il Roseto di Sant’Agata, progetto che nasce dall’intreccio tra arte, fede e responsabilità civile. La rosa richiama uno dei più celebri appellativi popolari dedicati alla patrona di Catania – «Hai a vucca comu ‘na rosa» – e diventa il simbolo di una parola capace di generare bellezza, rispetto e verità. Per Antonio Presti il roseto non è soltanto un giardino, ma un’opera vivente: un luogo da custodire e far crescere nel tempo, metafora della comunità stessa. Educare i bambini a piantare e curare una rosa significa educarli alla cura del bene comune, alla delicatezza, alla responsabilità e all’amore per il proprio territorio.

 

La presenza delle undici Candelore, con la loro caratteristica ‘nnacata, assume un valore che va oltre la tradizione religiosa. Per la prima volta una delle espressioni più identitarie della festa agatina entra a Librino come gesto di inclusione, riconoscendo il quartiere non più come periferia marginale, ma come parte viva della storia, della fede e dell’identità di Catania. L’incontro tra il linguaggio dell’arte contemporanea e quello della devozione popolare crea così un ponte tra memoria e futuro, tra patrimonio culturale e partecipazione sociale.

 

Con il Roseto di Sant’Agata, Antonio Presti prosegue la sua visione di una bellezza capace di trasformare le persone prima ancora dei luoghi. Se la Porta della Bellezza e la Porta delle Farfalle aveva aperto il quartiere alla città e la Porta dei Sogni aveva raccolto i desideri delle nuove generazioni, il Roseto introduce una dimensione ulteriore: quella della cura quotidiana. La bellezza non è più soltanto contemplata, ma coltivata, protetta e condivisa, affinché possa diventare un’esperienza collettiva e un patrimonio destinato a crescere insieme alla comunità.