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Museo Magma: Le Grandi Madri, Cavalli Eretici, Cromatismo emozionale

12 maggio 2025
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Museo Magma: Le Grandi Madri, Cavalli Eretici, Cromatismo emozionale Lynn Johnson, Monika Bulaj, Paolo Bini

Il 09 maggio 2025 il progetto MAGMA, ideato da Antonio Presti per il quartiere Librino di Catania, si è arricchito di tre nuove opere permanenti firmate da artisti di fama internazionale: Le Grandi Madri di Lynn JohnsonCavalli Eretici di Monika Bulaj e Cromatismo emozionale di Paolo Bini. Le installazioni confermano la vocazione di MAGMA come museo diffuso, in cui gli spazi urbani diventano luoghi di dialogo tra arte contemporanea, comunità e territorio.

 

Le Grandi Madri 

L’opera della fotografa statunitense Lynn Johnson, tra le più autorevoli fotografe documentariste contemporanee e collaboratrice di National Geographic, è dedicata al tema universale della maternità.

Attraverso immagini fotografiche monumentali installate sulle facciate degli edifici, Johnson rende omaggio alle madri di Librino, riconoscendole come custodi della memoria, dell’educazione e della resilienza quotidiana. Le donne diventano il simbolo della forza silenziosa che sostiene la comunità e accompagna la crescita delle nuove generazioni. L’opera dialoga con la visione di Antonio Presti, che da anni individua nelle madri il primo presidio educativo e il fondamento di ogni processo di rigenerazione sociale. Le fotografie non celebrano un ideale astratto, ma restituiscono dignità e centralità ai volti reali delle donne del quartiere.

 

Lynn Johnson

Fotografa documentarista americana conosciuta per i suoi reportage dedicati alle persone, alle comunità e ai temi sociali. Per molti anni ha collaborato con importanti riviste internazionali, tra cui National Geographic, raccontando storie legate alla dignità umana, alle culture locali, alla memoria e alla condizione femminile. La sua fotografia è caratterizzata da un forte approccio empatico: attraverso i volti e le esperienze individuali cerca di restituire la profondità delle persone ritratte.

 

 

Cavalli Eretici

La fotografa, reporter e antropologa Monika Bulaj porta a Librino il risultato di una lunga ricerca dedicata ai popoli, alle culture e alle spiritualità del Mediterraneo e dell’Asia.

I cavalli rappresentano la libertà, il viaggio e la capacità di attraversare i confini culturali e religiosi. L’aggettivo eretici richiama invece coloro che scelgono percorsi non convenzionali, rifiutando stereotipi e appartenenze rigide.

Cavalli Eretici richiama il rapporto ancestrale tra uomo e animale, restituendo al cavallo la sua dimensione di libertà e dignità. L’opera invita anche a una riflessione sul rispetto dell’animale e sul superamento di ogni forma di sfruttamento, contrapponendo la bellezza del legame uomo-cavallo alle pratiche che ne compromettono il benessere, come l’uso dell’animale per corse clandestine o fini esclusivamente utilitaristici.

L’opera invita a guardare oltre le divisioni, proponendo una riflessione sull’identità come incontro e contaminazione. È un messaggio particolarmente significativo in un quartiere come Librino, dove convivono esperienze, culture e provenienze differenti.

 

Monika Bulaj

Fotografa, scrittrice e documentarista di origine polacca, naturalizzata italiana, nota per le sue ricerche sui luoghi di confine, sulle minoranze, sulle spiritualità e sulle culture dimenticate. Ha attraversato numerosi Paesi realizzando reportage in aree dove convivono popoli e tradizioni differenti, con uno sguardo attento all’incontro tra culture e alla dimensione umana delle storie raccontate.

 

Cromatismo emozionale

L’artista campano Paolo Bini, noto per la sua ricerca sul colore e sulla luce, realizza un’opera astratta costruita attraverso ampie campiture cromatiche.

L’intervento consiste in un percorso formato da 34 colonne colorate alte circa 5 metri, realizzate in lamiera zincata, semicircolari e policrome, che trasformano lo spazio urbano in un vero e proprio sentiero di luce e colore.

Le colonne non sono semplicemente elementi decorativi: la loro verticalità invita simbolicamente ad alzare lo sguardo, a superare la percezione della periferia come luogo marginale e a riscoprire una dimensione di bellezza e di possibilità. L’opera crea un dialogo tra il paesaggio urbano, la luce mediterranea e le persone che attraversano quotidianamente quello spazio.

Il colore, elemento centrale nella ricerca di Paolo Bini, diventa un linguaggio emotivo e universale: non rappresenta qualcosa, ma genera una relazione con chi lo osserva. Le variazioni della luce naturale modificano continuamente la percezione delle superfici colorate, rendendo l’opera viva e in trasformazione.

Nel contesto di Librino, il progetto assume anche un forte valore sociale: le colonne diventano punti di riferimento nella città e possono essere vissute come simboli di identità e partecipazione. L’idea è che ogni elemento dell’opera possa custodire una storia, un pensiero, un desiderio della comunità, trasformando l’arte in uno spazio condiviso.

Cromatismo emozionale non rappresenta figure riconoscibili, ma utilizza il colore come linguaggio universale capace di suscitare emozioni, energia e contemplazione. Le tonalità dialogano con la luce naturale durante le diverse ore del giorno, modificando continuamente la percezione dell’opera.

Per Paolo Bini il colore diventa uno spazio di relazione con lo spettatore; per Antonio Presti rappresenta un invito a vivere la città come luogo di bellezza quotidiana, dove anche un edificio residenziale può trasformarsi in esperienza estetica.

 

Paolo Bini

Artista visivo italiano, nato a Battipaglia nel 1984, la cui ricerca si concentra principalmente sul colore, sulla luce e sulla percezione dello spazio. Attraverso pittura, installazioni e interventi ambientali, Bini esplora il colore come elemento capace di creare emozioni e relazioni tra opera e osservatore.
La sua pratica artistica è caratterizzata da campiture cromatiche essenziali, variazioni tonali e attenzione al rapporto tra superficie, ambiente e luce naturale.

 

 

 

Un museo diffuso che cresce

Le opere inaugurate il 09 maggio 2025 rafforzano così la missione di MAGMA: costruire un museo senza mura, accessibile a tutti, in cui l’arte non è destinata a pochi visitatori, ma entra nella vita quotidiana della comunità, contribuendo a ridefinire l’identità culturale di Librino e il suo ruolo nel panorama dell’arte contemporanea italiana.